Olivicoltura tra polli e asparagi. Se ne parla il prossimo 21 aprile.

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Aumentare produttività e reddito in olivicoltura tramite consociazioni. Se ne parla il prossimo 21 aprile alle 18: 00, insieme ad Adolfo Rosati, del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA) – Spoleto, in un incontro organizzato da AIAB, nell’ambito di Sustain Olive e PRIMA
Questo tipo di consociazioni possono diventare un’interessante risorsa per l’olivicoltura quella dell’utilizzo dell’oliveto per altre colture aggiuntive. Un esempio arriva da Spoleto, dove la locale sezione del CRA OLI (Centro di Ricerca per l’Olivicoltura e l’Industria olearia) ha inserito in un oliveto sia un allevamento di polli rustici, sia la coltivazione dell’asparago selvatico. L’esperimento, coordinato dal Parco tecnologico agroalimentare dell’Umbria e in collaborazione con Università di Perugia, ha visto coinvolte un’azienda di trasformazione agroalimentare e un’impresa agricola.
I risultati di questa sinergica consociazione  hanno consentito di trasformare in risorsa i problemi di ogni singola coltura, così da garantire all’impresa agricola un maggior reddito e minori costi. Il pollo, infatti, produce pollina (letame) e la distribuisce nell’oliveto, dove non serve più concimazione, riducendo sia l’impatto ambientale che il costo della gestione agronomica. L’olivo ripara i polli (dal sole, dal vento e dai predatori)  i quali a loro volta diserbano il terreno, cibandosi di erbe e di insetti. In pratica alcuni dei principali problemi che si riscontrano nella coltura dell’olivo – erbe infestanti e parassiti – diventano risorse per l’animale allevato, mentre il più impattante problema dell’allevamento – la concentrazione di pollina – diventa a sua volta risorsa per l’oliveto. Si produce di più nello stesso areale, si abbattono i costi, si produce migliore qualità, come nel caso del pollo allevato all’aperto. Si evitano il diserbo e la concimazione, con vantaggi economici e ambientali: niente inquinamento diretto né consumo di carburanti e mezzi. L’attività motoria degli animali consente di ottenere carni più magre, ricche in ferro e di maggiore consistenza.
L’asparago, dal canto suo, è una coltura rifiutata dal pollo, cresce in maniera ideale favorito dalle ottime condizioni che si creano all’ombra dell’olivo, e diventa anch’esso ulteriore fonte di reddito collocandosi in quel mercato di nicchia costituito da prodotti selvatici.

Partecipazione libera e gratuita. Per partecipare ed iscriversi iscrizione: https://cefab.aiab.it/i-webinar-di-aiab/

A questo link la locandina del seminario

L’articolo Olivicoltura tra polli e asparagi. Se ne parla il prossimo 21 aprile. proviene da Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica.

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